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	<title>Rocco Papaleo</title>
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		<title>A Villafranca Sicula con Rosario</title>
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		<pubDate>Wed, 02 May 2012 08:48:34 +0000</pubDate>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>Sono appena arrivato all’aeroporto dove Rosario, un amico di vecchia data che mi ha accompagnato, dopo una settimana favolosa passata insieme. Siamo come fratelli e siamo uguali perché condividiamo una passione reciproca per i viaggi nei territori mediterranei. Subito a scrivere di questa esperienza.<br />
Ci siamo conosciuti attraverso una comune amica di Cento. La nostra amicizia è nata in internet e poi ci siamo conosciuti di persona.<br />
Oggi non è più uno strano modo di conoscersi, internet è una piazza fantastica e reale. Una settimana con Rosario girovagando per la Sicilia sud occidentale. Base del nostro viaggio è stata Villafranca Sicula, provincia di Agrigento, un paesino di meno di 2.000 anime, ambiente collinare ben esposto, invitati per la Madonna del Mirto. I festeggiamenti per Madonna del Mirto sono i più sentinti nella comunità di Francavilla che, compatrona, si svolgono nei primi giorni di agosto. In questo periodo oltre a me e Rosario, una smisurata presenza di emigrati del posto rientrati per l’occasione. Per onorare la Madonna, le due fazioni religiose di Villafranca, &#8220;i sammichilara&#8221; devoti di San Michele Arcangelo e &#8220;i sangiuannara&#8221; devoti di San Giovanni, organizzano le &#8220;rigattiate&#8221;, una particolare gara, durante la quale le statue di San Michele e di San Giovanni vengono portate avanti e indietro, correndo, in piazza, accompagnate da una banda che esegue due diverse composizioni musicali. Con Rosario partecipiamo con esultanza a tutto ciò.<br />
Come dicevamo ci troviamo in queste zone in piena estate, non soffro particolarmente il caldo, ma vi assicuro che in questa occasione ho parecchio sofferto. Rosario detto “granita” chissà mai perché, se la cavava meglio.<br />
Il paese espressione ricchezza esteriore, ma ospita un turismo locale fatto sia di emigrati che tornano che di passeggeri occasionali come noi che cercano in questi posti cibo buono e natura incontaminata. Villafranca offre tutto ciò, insieme a dolci e prelibatezze tipiche della buona tavola siciliana, ricca di particolari usanze culinarie. I parenti di Rosario, ma devo dire la comunità tutta alla notizia dell’arrivo di Rocco Papaleo, noto viaggiatore e pubblicatore di storie in internet, si è prodigata tutta per esprimersi nella loro semplicità e genuinità. Ecco lo storico, il cantastorie, il prete, carabiniere, il sindaco e soprattutto le donne di Sicilia, con la loro bellezza e dedizione alla famiglia e alla cucina. Per cui saluto Michele, Antonio, Cheluzza, Francesco, Annarita, Giovanni, e Peppino. Cicerone dell’occasione lo stesso Rosario, che subito a piedi di tardo pomeriggio mi conduce ad appena due chilometri fuori dal centro abitato, per godere della vista della magnifica Casina del Barone Musso, oggi interamente ristrutturata. Si trova su un luogo incantato, un posto dove bisogna recarsi appositamente e dal quale è possibile godere  del silenzio intorno e di un meraviglioso panorama da cartolina.<br />
Visitando Villafranca Sicula, mi sono trovato vicino a città dal flusso turistico intenso come Sciacca e Agrigento, a pochi chilometri da un mare pulito e da spiagge bellissime, un centri di accoglienza per il turismo. Località queste con storia millenaria, tutto parte dal periodo Magnogreco, romano, rinascimentale…. Splendide località per una settimana di vacanza in pieno relax (ma non ad agosto). Le occasioni per ritrovare se stessi una dimensione umana in queste zone sono altamente consigliate. Rosario è un amico, colui che mi apre la strada alla scoperta di posti eccezionali, Rocco Papaleo, colui che da estraneo racconta il bello del mediterraneo. Come al solito il viaggio è stato organizzato dalla Stiltour, (un bacio a Jessica) www.stiltour.it</p>
<p>Mi è stato molto difficile lasciare Rosario e Villafranca Sicula. C’era commozione, le lacrime e i grandi abbracci alla fine, mi mancherai fratello e mi mancherà l’opportunità di avere attorno le persone che con la loro semplicità e le espressioni meridionali uniscono cuore e fratellanza ogni giorno, dal primo giorno. Prima di partire, Rosario mi ha detto che ha imparato che è necessario effettuare delle lezioni di siciliano elemento utile per capire bene l’essenza della cultura del posto. Sono d’accordo!<br />
Grazie per la vostra attenzione, un abbraccio a tutti voi da Rocco Papaleo.</p>
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		<title>Nell&#8217;area Bizantina dello Stilaro a Pasqua</title>
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		<pubDate>Wed, 11 Apr 2012 14:19:27 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Recentemente sono ritornato a Stilo, in Calabria a trovare l&#8217;amico Peppintoni, ci sono stato per Pasqua, quella cristiana &#8230; <a href="http://www.roccopapaleo.com/index.php/nellarea-bizantina-dello-stilaro-a-pasqua/">Read this Story <span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Recentemente sono ritornato a Stilo, in Calabria a trovare l&#8217;amico Peppintoni, ci sono stato per Pasqua, quella cristiana romana che si è festeggiata l&#8217;8 Aprile. In questa zona hanno una Pasqua doppia, si, perchè è una area a vocazione religiosa praticamente da sempre. Le antiche tradizioni bizantine nello stilaro sono sempre vive qui si festeggia anche la Pasqua Ortodossa che di solito cade una settimana dopo quella cristiana.<br />
Peppintoni, ha insistito affinchè rimanessi per tale periodo, ma altri impegni mi portavano altrove. Conoscendo l&#8217;ospitalità calabrese mi sono dato appuntamento per l&#8217;anno prossimo, e possibilmente per la prossima estate, in Calabria sempre più lunga che nel resto d&#8217;Italia.<br />
Tuttavia mi son fatto spiegare alcune cosette che riguardano la tradizione Ortodossa a Pasqua:</p>
<p>La Pasqua è per i cristiani ortodossi la festa più importante dell’anno liturgico, la Resurrezione del Signore che coincide con il risveglio della natura e invita a un profondo rinnovamento dello spirito umano.<br />
Lo scorrere del tempo non è un movimento continuo e ripetitivo, ogni anno il miracolo della Resurrezione si pone come un nuovo inizio che coinvolge tutto l’universo esistenziale umano. Nella tradizione ortodossa tutto il creato si prepara al grande evento, la natura, in ogni sua forma diventa un gigantesco filtro che aiuta l’uomo nel processo di purificazione. Questo processo inizia con la Quaresima che consiste nell’osservanza del digiuno confortato dalle preghiere e da una accurata pulizia delle case, da parte delle donne, delle stalle, degli attrezzi e l’inizio dei lavori agricoli , da parte degli uomini. Il Giovedì Santo è dedicato alla raccolta della legna, alla pulizia dei cortili e all’uccisione dell’agnello. Le donne, in questo giorno, preparano la pasca (dolce tradizionale) e dipingono le uova; una volta lo facevano con tinture vegetali. “Le uova rosse” non mancano mai dalle nostre tavole e su quest’argomento sono fiorite molte leggende: Si dice che le pietre che hanno colpito Gesù, durante la flagellazione, si siano trasformate in uova rosse e che anche le uova portate da Maria al Figlio morente si siano colorate di rosso.<br />
Un’altra leggenda racconta che, mentre i Farisei festeggiavano la morte del Cristo, dicevano con scherno: “ quando questo gallo di cui ci nutriamo riprenderà a volare, e le uova sul nostro desco diventeranno rosse, allora risusciterà Gesù”.Finite queste parole, le uova diventarono rosse e il gallo comincio a svolazzare.<br />
L’uovo, per noi, è simbolo di rigenerazione e di purificazione.<br />
La tradizione popolare attribuisce alle uova rosse poteri traumaturgici: i bambini, nel giorno di Pasqua, si lavano il viso con acqua, nella quale è stato immerso un uovo tinto di rosso e un soldo d’argento.<br />
Il Venerdì Santo è giorno di digiuno assoluto. Si crede che coloro che lo osservano beneficeranno di buona salute e di fortuna per tutto l’anno.<br />
Si crede anche, che, nel Venerdì Santo, coloro che si immergeranno tre volte nell’acqua fredda godranno di buona salute.<br />
Il Venerdì Santo, se piovoso è di buon augurio per un’annata ricca di raccolto, se di clima asciutto, prevede un anno arido.<br />
Nel giorno di Pasqua si indossano abiti nuovi come simbolo di purificazione.<br />
Il pranzo riunisce tutta la famiglia e dalla tavola non possono mancare: uova rosse, ricotta di pecora, copollotti e ravanelli, una torta salata ripiena di interiora di agnello, arrosto di agnello, la pasca.<br />
Il saluto che ci si scambia dal primo giorno di Pasqua fino all’Ascensione, e un’espressione di giubilo: “ Cristo è risorto   “ E’ vero che è risorto”.<br />
Come al solito Raccomando la Stiltour www.stiltour.it per viaggi nel posto.<br />
Salutamu tutti i cumpari!!</p>
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		<title>Le gemme arancioni del Pollino</title>
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		<pubDate>Mon, 14 Nov 2011 09:04:53 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Novembre non è generalmente il mese migliore per una uscita vacanziera, ma io sono single e persona molto &#8230; <a href="http://www.roccopapaleo.com/index.php/le-gemme-arancioni-del-pollino/">Read this Story <span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Novembre non è generalmente il mese migliore per una uscita vacanziera, ma io sono single e persona molto curiosa, per cui non appena trovo occasione si parte!!!<br />
Incastonate nel Parco del Pollino ci sono due gemme, Morano Calabro e Civita. Ambiente, cultura e bellezza da Bandiera Arancione, il prestigioso riconoscimento del Touring Club Italiano.</p>
<p>Morano, dove il vessillo sventola oramai da più anni, fa parte dell&#8217;esclusivo club dei borghi più belli di?italia ed è Città d&#8217;arte della Regione Calabria. La cittadina si staglia su un colle a circa 700 metri di altitudine e ha come sfondo naturale il versante calabrese del massiccio del Pollino, le vette del Dolcedorme e della Serra del Prete. L&#8217;abitato è un suggestivo affaccio panoramico sull&#8217;ampia valle del fiume Coscile.<br />
Un dedalo di viuzze si inerpica nell&#8217;antichissimo centro storico, che presenta tracce risalenti al periodo magnogreco, fino a ragggiungere il castello normanno-svevo del XII-XIII secolo. Recentemente restaurato, il maniero è dotato di un accattivante impianto di illuminazione.<br />
Il borgo antico di Morano è uno dei più grandi  e affascinanti della regione Calabria e offre dei tesori da scoprire: il polittic del veneto Bartolomro Vivarini, pregevole opera datata 1477, temporaneamente custodita nella chiesa della Maddalena. Oppure 4 statue di Pietro Bernini, padre del più celebre Gianlorenzo, che si trovano nella chiesa dei santi Pietro e Paolo, fondata nel 1007, un vero e prorpio ricettacolo di cultura, storia ed arte.<br />
Molto ricco anche il cartellone degli eventi organizzati a Morano. A MAggio è ormai una tradizione consolidata la Festa della bandiera, rievocazione in costume di una antica battaglia collocata tra il nono e l&#8217;undicesimo secolo, combattuta e vinta dai moranesi contro i saraceni.<br />
La bella stagione è invece animata da una serie di tornei sportivi e dall&#8217;Estae moranese, che ha il momento clou nelle serate di jazz e blues.</p>
<p>Da Morano Calabro, la vicina Civita si raggiunge attraverso paesaggi mozzafiato. Centro italo-albanese si fregia per la prima volta della bandiera arancione nel 2010, Civita è un piccolo scrigno di natura, tradizione e mistero. Il paese sorge a 450 metri di altezza, in una piccola valle alle falde del Pollinoa cui fanno da corona il Monte Raza RReza (in arberesh, falda di monte) e la montagna di Cernostasi. Il panorama che si offre ai visitatori lascia senza respiro: dal piano del Magazzeno la vista spazia sulla Piana di Sibari fino al Golfo di Tatanto. L&#8217;occhio e catturato dalla leggendario Ponte del Diavolo e dalle Gole del Raganello, il canyon più soettacolare d&#8217;Italia.<br />
L&#8217;identità italo-albanese a Civita è ancora molto forete e ben rappresentatata nel Museo etnico arberesh. Un&#8217;identità che permea le Vallje -  valle corale in costume  tradizionale che carattericca i riti della Pasqua cattolica di rito greco-bizantino -  ei i Kaminezit e majt &#8211; grandi falò che si preparano in diversi punti del paese nei primi giorni di maggio per ricordare l&#8217;arrivo degli albanesi.<br />
D&#8217;obbligo infine una tappa all&#8217;Ecomuseo dell&#8217;antica filanda storica. Saluti da Rocco Papaleo</p>
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		<title>I Re del Mare</title>
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		<pubDate>Thu, 13 Oct 2011 17:50:29 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Amo le leggende, poi quelle che ottengono conferme mi entusiasmano alla follia!! Che Rocco Papaleo abbia palesi cenni &#8230; <a href="http://www.roccopapaleo.com/index.php/i-re-del-mare/">Read this Story <span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.roccopapaleo.com/wp-content/uploads/2011/10/geosito-b.jpg"><img class="alignright size-full wp-image-122" title="geosito-b" src="http://www.roccopapaleo.com/wp-content/uploads/2011/10/geosito-b.jpg" alt="I megaliti di Nardidipace ed i Re del Mare" width="180" height="240" /></a>Amo le leggende, poi quelle che ottengono conferme mi entusiasmano alla follia!!<br />
Che Rocco Papaleo abbia palesi cenni di pazzia non è neanche questa una leggenda!!<br />
I fatti !!<br />
Mi chiamano dalla Stiltour, i miei programmatori di uscite fuori porta e vacanze.e mi informano che un team di speleologi sta conducendo un’indagine scientifica, che potrebbe portare a scoperte molto interessanti. Mi invitano a recarmi in Calabria, in provincia di Reggio, a Placanica si stanno esplorando ambienti sotterranei, nei giorni scorsi si ritiene di aver rinvenuto l’ingresso della <strong>Grotta dei Re</strong>, in località Monte Gallo. Un geroglifico indicherebbe la presenza di una necropoli di Pelasgi, popoli primitivi dell’area mediterranea.<br />
A detta degli esperti e della leggenda, la grotta potrebbe nascondere i feretri di 110 sovrani di stirpe pelasgica, tratti in salvo nel 6.700 a.C. da un diluvio, e trasportati dall’Egitto e dalla Siria fino alle Serre calabresi.</p>
<p>Cazzarola, preparatemi un piano di viaggio, parto immediatamente!!!</p>
<p>Per la storia… La curiosità degli speleologi trae ispirazione dalle scoperte di Mario Tolone, avvocato che tra gli anni Settanta e Novanta ha rinvenuto nella zona di Girifalco un centinaio di statuette e tavolette in pietra o terracotta cosparse di iscrizioni in una lingua iberica simile al basco, utilizzata dai popoli primitivi del Mediterraneo. Alcune di queste tavolette, tradotte dal professor Domenico Raso di Reggio Calabria, descrivono il rito di sepoltura dei Re del Mare. E una delle scritte narra appunto delle 110 bare dei sovrani che sarebbero approdate presso l’odierna Squillace, per poi raggiungere la zona di Placanica ed essere custoditi temporaneamente nella grotta di Monte Gallo. Qui sarebbero rimaste per oltre sei anni, per poi essere conservate in strutture megalitiche (formate cioè da grossi massi, <em>ndr</em>) nell’area di Nardodipace. <a href="http://www.kaulon.it/nardodipace.htm">www.kaulon.it/nardodipace.htm</a>   <br />
Il team, dopo l’esplorazione di altri luoghi di interesse speleologico come la Grotta delle Fate e il Covolo dell’Anfranco, ha ispezionato la Grotta dei Re. All’ingresso, inciso nella roccia a circa tre metri di altezza, è stato individuato un glifo che corrisponderebbe alla scritta iberica “sepolture” (<em>CU-TO-L</em>). Gli “Indiana Jones” hanno incontrato numerosi ostacoli sulla loro strada (strati di terra, massi crollati) e sono stati costretti a rinviare a una successiva missione la ricerca di eventuali reperti. “Futuri scavi saranno rivolti alla ricerca di scorie litiche, utensili e ossa”, fanno sapere gli esperti del gruppo.<br />
L&#8217;origine della storia di Placanica viene di norma fatta risalire al medioevo. Ma alcune scoperte recenti suggerirebbero datazioni più lontane nel tempo. Alcune ricognizioni di superficie, guidate dal Prof. Francesco Cuteri, ad esempio, hanno permesso di individuare nella zona alcune cave per l’estrazione di metalli, che probabilmente risalgono al periodo magno-greco della città di Kaulon (VIII sec. a.C.). In contrada Titi, inoltre, qualche anno fa sono stati rinvenuti dei resti di scheletri umani probabilmente appartenenti a una necropoli della prima età neolitica.</p>
<p>Strano che con i Re del mare, il mare non c’entra nulla!!! Arrivo a Placanica, località conosciuta in ambito religioso anche per Fratel Cosimo e la Madonna dello Scoglio <a href="http://www.kaulon.it/fratel_cosimo.htm">www.kaulon.it/fratel_cosimo.htm</a> . La zona delle ispezioni speleologhe è località Titi. Attraversando la SS 106 Jonica per le grotte a Monte Gallo, gli speleologi e la guida mi spiegano ma non mi fanno accedere. Tutto bello, entusiasmante. L’eccitazione è grande, mi soffermo a tratti per la veduta nei dirupi e poi alzo gli occhi per esplorare le vallate della fiumara Allaro… ho la pelle d’oca!</p>
<p>Mi informano che la missione degli speleologi ha fatto il giro dei social network, suscitando la curiosità di numerosi loro colleghi. Il prossimo passo sarà scoprire se nella Grotta dei Re sono stati davvero inumati i 110 re Pelasgi!!!</p>
<p>E’ pomeriggio, sono stato nel frattempo a pranzo in una trattoria del posto, la signora Maria ha un viso tondo, le guance rosse e una innata propensione all’ospitalità, come tutti i calabresi. Mi hanno servito e saziato a volontà con polpette, peperoncini, carne di capra e agnello e vino Bivongi Doc, una prelibatezza. Niente pennichella, mi affetto a ripartire, per completare la storia devo risalire per la provinciale che porta Nardodipace Vecchio e poi a Ciano per vedere <strong>le pietre megalitiche</strong>.</p>
<p>Luigi, la guida mi inoltra in splendide vallate e poi sul valico attraversando una stradina che si inerpica sui monti che fanno da spalla alla fiumara Allaro, bellissima, a tratti nascosta dalla vegetazione, con laghetti e una propensione alla risalita turistica.</p>
<p>A Ciano ci arriviamo un 40 minuti, alle pietre ci introduce una stradina e dopo 50 metri eccoli in tutta la loro grandezza e misticità. Uno spettacolo unico, una decina di metri in altezza e tanti massi squadrati , sagomati e incastonati per un tempio… una piramide? O chissà quale altro scopo!!?</p>
<p>E’ strabiliante, capisco i Re del mare perché possano aver scelto questa zona in montagna, a Placanica, Titi, Nardodipace per essere tumulati.<br />
E’ un incanto, è natura vera, storia del mondo antico e moderno,  da 7.000 anni l’uomo sceglie la Calabria per vivere anche nel tempo, per il riposo ed il ricordo eterno!<br />
In queste ultime parole la forza di rigenerazione dei secoli e nei tempi della Calabria!!</p>
<p>Sono soddisfatto, in una giornata, 7000 anni di storia, con i Re, I Bronzi Magno-Greci, i Bizantini, Il regno delle Due Sicilie e la prima industria in Italia, in questa area il primo paese in Italia ad avere l’energia elettrica… Torno, mi allontano da Ciano attraverso la SS 110 per Stilo dove mi aspetta l’Hotel Città del Sole… Ma questa è un’atra Storia…</p>
<p>Un abbraccio, saluti da Rocco Papaleo!</p>
<p>Se avete bisogno di sentirvi liberi, di conoscere la storia e viaggiare con canoni diversi dalle solite agenzie viaggi, vi invito a consultare la Stiltour <a href="http://www.stiltour.it/">www.stiltour.it</a> .</p>
<p>A presto, ciao da Rocco</p>
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		<title>Area Grecanica in Calabria</title>
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		<pubDate>Mon, 26 Sep 2011 14:43:57 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Dovendo raggiungere Reggio Calabria, la gente comune utilizza sempre la A 3 Salerno &#8211; Reggio Calabria e sempre comunemente  la riutilizza &#8230; <a href="http://www.roccopapaleo.com/index.php/area-grecanica-in-calabria/">Read this Story <span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.roccopapaleo.com/wp-content/uploads/2011/09/DSCF1579.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-112" title="DSCF1579" src="http://www.roccopapaleo.com/wp-content/uploads/2011/09/DSCF1579-300x225.jpg" alt="" width="300" height="225" /></a></p>
<p>Dovendo raggiungere Reggio Calabria, la gente comune utilizza sempre la A 3 Salerno &#8211; Reggio Calabria e sempre comunemente  la riutilizza per il ritorno! Rocco Papaleo, mi conoscete, si distingue sempre!! La solita chiamata agli amici della Stiltour ed ecco una tratta alternativa, suggestiva e piena di sorprese. Per l&#8217;arrivo la A3, ma per il ritorno, e chiaramente per il tuo spirito di conoscenza dei luoghi e perché  no, di popoli e costumi, utilizza la SS 106 Jonica!! Perchè&#8230; dei popoli!? Mi domando!!! Perché erano evasivi e di poche indicazioni quelli della Stiltour!???? Bhe! Scopriamolo!! Unica indicazione è un agriturismo … &#8220;Le grotte&#8221;.<br />
Ok alle 12.30 del 21 settembre, finite le mie faccende burocratiche, parto da Reggio, mi immetto nella SS 106 jonica con direzione Taranto. Non dovevo fare tantissimi chilometri, appena 40, ma già dal trentesimo&#8230; le prime indicazioni &#8221; Area Grecanica della Calabria&#8221; bhe!.. mi son detto, andiamo a vedere questi reperti archeologici, ama solo dopo aver mangiato, avevo come obiettivo l&#8217;agriturismo &#8220;le Grotte&#8221;!!!<br />
Ci arrivo per le 13.30 dopo aver fotografato magnifici panorami marittimi e percorso una stradina stretta e tortuosa&#8230; Riflettendo sulla successiva visita archeologica, mi domandavo se fosse posta nella fiumara sottostante o nelle alture dell&#8217;Aspromonte che stavo attraversando?!</p>
<p>Ad accogliermi la Signora Carmela Fortunata, ostetrica in pensione, titolare e la Signora Teresa, aiutante, entrambe di Condofuri. L&#8217;agriturismo non è grandissimo, sempre col sorriso in bocca la Signora mi informa che ci sono stanze e sale da pranzo capienti e che i loro ospiti possono gustare prodotti agroalimentari di produzione propria come capra, vitello, pecora, maiale, formaggi, salumi e prodotti dell&#8217;orto di stagione&#8230;.<br />
Mi accomodo in una bella sala dalle pareti bianchissime e con cimeli di artigianato locale appesi alle mura e chiedo alla Signora Carmela Fortunata cosa posso assaggiare per pranzo! </p>
<p>Il menù è presto fatto, dopo poche indicazioni, mi fa tacere e mi porta delle porzioni riso adagiati su pomodori una bontà unica&#8230; un piatto pieno di antipasti, non ho voluti primi e contorno, solo una bella bistecca dal sapore eccezionale. Ma il piatto che mi ha entusiasmato per originalità e sapore è le fette di formaggio con la marmellata di peperoncino!! Solo in Calabria può succedere!!! Vino locale e tanti sorrisi e la firma del Guestbook, con la Signora Carmela Fortunata che mi legge un brano del poeta locale Natino Chirico.</p>
<p>L’organico della staff  lavorativo dell’agriturismo aumenta anche con la presenza di Bitù un extracomunitario che ormai vive da un decennio nella zona, tuttofare! Ma predilige occuparsi dei cavalli e degli asini dell’azienda, animali ben curati con il quale si possono fare escursioni sul territorio.</p>
<p>A proposito di ciò, del territorio, l’Area Grecanica !! Domando dove è di preciso l’area archeologica! Mi sento dire che non c’è alcuna area archeologia, è tutta una zona che è abitata dai discendenti dei Greci, della Magna Grecia e dai bizantini! Cavolo bollito!!!! Che!… adesso mi fai conoscere un Bronzo di Riace in carne ed ossa???</p>
<p>Si!!! Mitico! Dove devo andare???</p>
<p>L’obiettivo è Gallicianò, ringrazio ricevo un barattolo di marmellata di peperoncino e riprendo il viaggio. Non sto nella pelle, conoscere un discendente di Ulisse, è come nei documentari dei pellerossa che ti fanno conoscere il nipote del nipote di Geronimo!!! 15 minuti e arrivo. La strada si era inerpicata per le montagne, in basso la fiumara Amendolea, più grande e affascinante di quella vista dall’Agriturismo “ Le Grotte “, il torrente “Pisciato” (?) chissà perché…</p>
<p>Eccolo Gallicianò, frazione di Condofuri, che con Bova, Roghudi e Roccaforte del Greco rappresentano l’Area Grecanica, la Bovesia. All’ingresso del paese una piazzola con le indicazioni elleniche, più avanti il vero ingresso … parcheggio e conosco Bruno, pastore e Mimmo giovane che ha deciso di ritornare in paese dopo 10 anni in Toscana. Ad accompagnarmi in paese invece è Giorgio, un cane bassotto che scoprirò di proprietà della Signora Maria, titolare del bar e una dei 15 abitanti, cane compreso di Gallicianò!!!</p>
<p>Tutto il tessuto sociale attivato per l’arrivo di Rocco Papaleo!!!  Le prime domande di conoscenza, strette di mano, sorrisi e tanti ciceroni per conoscere Gallicianò. La chiesa, quella cattolica, malto antica e l’altra chiesa, quella ortodossa, ancora più antica, le vie intitolate in italiano e greco, l’acqua dell’amore, panorami fino al mare, aria fresca, pulita e una sensazione di benessere e di pace, un paesaggio che ti avvolge, la saggezza della gente anziana, Cumpari Peppi,  non ci sono abitanti sotto i 30 anni, molti sono sopra gli 80. Il rumore del silenzio, lo scampanellio dei campanacci delle capre nelle alture, la voglia di respirare a pieni polmoni, il formaggio fresco, il vino Greco, la pasta fatta in casa, il sapore del pane casereccio caldo e fragrante anche dopo 10 giorni… Questo è Gallicianò! Pese ben tenuto, dove la presenza dei ruderi di vecchi abitazioni abbandonate fanno da sfondo al lustro delle strade, del Museo storico e degli alberi secolari.</p>
<p>Vado via quando fa buio, perché è buio e avevo prenotato l’albergo, altrimenti sarei rimasto a Gallicianò volentieri per mia gioia e per l’ospitalità degli abitanti! Ci tornerò presto! Uno dei posti che al di là delle parole utilizzate per la descrizione, in assoluto più mi ha entusiasmato! A presto da Rocco Papaleo!!</p>
<p>PS:  Se avete intenzione di andare a Gallicianò, Stiltour &#8211; - &#8211; <a href="http://www.stiltour.it/">www.stiltour.it</a>    <a href="mailto:adriano@stiltour.it">adriano@stiltour.it</a></p>
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		<title>Catania, Studio universitario del mangiare e bere</title>
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		<pubDate>Wed, 31 Aug 2011 09:21:30 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Mangiare e bere]]></category>

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		<description><![CDATA[Mangiare e bere a Catania!!! Durante le pause pranzo del congresso è consigliabile non allontanarsi molto dalla sede, &#8230; <a href="http://www.roccopapaleo.com/index.php/catania-studio-universitario-del-mangiare-e-bere/">Read this Story <span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Mangiare e bere a Catania!!!</p>
<p>Durante le pause pranzo del congresso è consigliabile non allontanarsi molto dalla sede, e approfittare del fatto che in zona si trovano, oltre tre facoltà universitarie, anche diversi ospedali oltre che sedi degli ‘ultras’ del Catania Calcio, per cui la ristorazione semplice e veloce &#8211; ma non ‘per turisti’ &#8211; è ben attrezzata.<br />
Appena a nord della piazza Dante, attorno a cui si svolge il congresso, si trovano diversi localini tipici per il lunch o seconda colazione (però non usate questi termini, qui non vi capirebbero). Li trovate all’inizio della via Clementi e un po’ più oltre nella vicina via del Plebiscito (vedere la mappa: seguire la via Antico Corso che costeggia la scuola e poi l’ospedale, fino all’incrocio con via Plebiscito) sono allineati nel giro di pochi metri decine di locali “arrusti e mancia”, termine tecnico alla Montalbano che vuol dire posti dove gli arrosti vengono preparati al momento sulla griglia sistemata all’aperto. Trovate di tutto, dalle verdure agli spiedini, al pesce ma soprattutto alla carne, di animali diversi abitanti in Sicilia compreso –  per chi non fa distinzione di razza – il cavallo. E inoltre caponate, parmigiane, crocchette di patate e simili. Pranzo veloce e gustoso, e a prezzi per studenti universitari.<br />
E non dimenticate le famose ‘arancine’ che non sono frutti ma pasti completi di riso al ragù, specialità dei monaci benedettini che abitavano (e godevano) da queste parti.<br />
Negli intervalli tra le sessioni congressuali, sono previsti come da programma dei coffee break dove oltre il caffè del titolo troverete specialità tipiche siciliane, specialmente dolci, e come sapete i dolci hanno fatto la fama della nostra terra nel mondo insieme ai vini e alla mafia.<br />
Evitate di portarvi dietro diete e analoghe aberrazioni, quando venite in Sicilia. E ricordate che nella zona del congresso non ci sono MacDonald’s o simili (ce ne sono purtroppo a Catania, ma in altre zone).<br />
Veniamo ai pasti serali.<br />
Come tutte le città del mondo, Catania ha tanti ottimi ristoranti, alcuni di gran pregio (e gran costo) altri meno pretenziosi ma pure ottimi. Senza volerci sostituire alle vostre capacità esplorative, segnaliamo nella pagina seguente alcuni locali che la segreteria organizzativa conosce direttamente per averli frequentati specie nei momenti di sconforto accademico.<br />
Ma, come in tutte le cose della vita, i consigli servono a poco (solo a sbagliare con la testa degli altri). Peraltro locali che piacciono a qualcuno piacciono meno ad altri, per cui è bene affidarsi all’intuito personale e al senso della scoperta, che in ricercatori di mestiere non dovrebbero mancare.  In generale, preferite posti dove magari si aspetta per sedersi e c’è un po’ di rumore, vuol dire che si mangia bene e per tutte le tasche. Però le coppie in luna di miele possono anche trovare ristoranti al lume di candela (come quelli collocati nei terrazzi degli Hotel Royal e UNA, panoramici e romantici), tutte le carte di credito sono accettate…<br />
Diverse buone trattorie si trovano nella piazza Castello Ursino (non impressionatevi per nomi come ‘Camelot’: si mangia siciliano…), altre nella zona della Pescheria (a sud del Duomo e lungo le mura spagnole).  Altri locali interessanti in Piazza Mazzini, poche centinaia di metri ad ovest di Piazza Duomo lungo via Garibaldi. Segnaliamo anche una serie di trattorie di pesce in via Musumeci e dintorni (il Pescatore, don Turiddu, da Serafino). Attorno alle piazze Università e Teatro Massimo la sera si attivano numerosissimi pub dove, per chi ama questo tipo di posti, si può tirare fino a tardi mangiando bene e bevendo meglio.<br />
A proposito di bere, sono ben note la varietà e la qualità dei vini siciliani. Chi<br />
vuole andare oltre, ricordi che non siamo gran produttori di grappe &#8211; ognuno ha i suoi difetti &#8211; però moscati e malvasie, senza parlare del marsala ben invecchiato, non lasciano a desiderare. Provare per credere, specie se si ha l’albergo nelle vicinanze e non si rischiano prove di palloncino. Chiedete sempre in anticipo qualità e prezzo delle bottiglie, anche con (cosiddetti) Nero d’Avola, Syrah e Cerasuoli, e persino con il Marsala, si possono prendere fregature. Consigliamo gli appassionati, ma anche i neofiti desiderosi di apprendere, di consultare in anticipo qualche buon sito al riguardo, in modo da trovarsi preparati. Un giro preliminare in questi siti è utile anche a costo di sacrificare qualche minuto alla preparazione della relazione.<br />
Buon appetito e prosit!</p>
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		<title>Pietrabbondante&#8230; ma veramente!!!</title>
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		<pubDate>Wed, 13 Jul 2011 14:56:02 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Viaggi]]></category>
		<category><![CDATA[molise]]></category>
		<category><![CDATA[pietrabbondante]]></category>
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		<description><![CDATA[Tante volte i nomi delle città e località anche se antichi riescono a mantenere caratteristiche proprie. PIETRABBONDANTE, dalle &#8230; <a href="http://www.roccopapaleo.com/index.php/pietrabbondante-ma-veramente/">Read this Story <span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Tante volte i nomi delle città e località anche se antichi riescono a mantenere caratteristiche proprie. PIETRABBONDANTE, dalle mie parti i reperti archeologici erano indicati come pietre… “ieri sono stato a vedere le peitre” era per indicare un’area scavi, pensate un paese come PIETRABBONDANTE, quanta roba c’è da vedere. E’ uno dei centri più importanti dell’Alto Molise, situato a più di mille metri di altezza. Il piccolo borgo è addossato alle “Morge”, punte di roccia nuda, nei pressi del monte Saraceno, ricoperto da boschi, che proteggono importanti mura megalitiche.</p>
<p>Oltre alla bellezza del paesaggio, fatto di monti, pianori e valli, con diffuse aree boschive di conifere e latifoglie, il paese è famoso per l’importantissima area archeologica con le rovine risalenti ai Sanniti, l’antico e fiero popolo che occupava il territorio molisano prima dell’affermazione del dominio di Roma.</p>
<p>La visita degli scavi archeologici di Pietrabbondante è una tappa di viaggio fondamentale per scoprire il Molise. Tra queste rovine, natura e archeologia si fondono e consentono al visitatore di vivere un’esperienza unica e ricca di fascino.</p>
<p>Erano anni che ricevevo inviti sempre più insistenti per una visita ad un amico di vecchia data, “vieni che so che a te piacciono le cose archeologiche ed i bei posti….” Io che amo essere alternativo, alla fine ho ceduto, andare a Pietrabbondante non era come Taormina o qualsiasi altro posto rinomato, conosciuto ai più. Mi collego al sito <a href="http://www.stiltour.it/">www.stiltour.it</a> e mi faccio organizzare un week end sul posto.</p>
<p>Da vedere; La area Archeologica di Pietrabbondante, costituisce il più importante santuario e centro politico dei Sanniti. Il teatro è una vera bellezza! Del tempio posto dietro il teatro, è possibile vedere il basamento sul quale si alzavano, nella parte anteriore, otto colonne sormontate da capitelli corinzi, e il pavimento costituito da grandi lastre di pietra, quasi tutte asportate e in parte riutilizzate per la costruzione della chiesa di Pietrabbondante. Adesso rimane una foto rappresentativa, è quanto mi è concesso dall’editore nel sito, ma parola di Rocco Papaleo che c’è tanta roba da far più di un book fotografico. A presto con altre località “alternative”. Un abbraccio, Rocco Papaleo.</p>
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		<title>Che non si sappia in giro</title>
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		<pubDate>Mon, 11 Jul 2011 14:50:18 +0000</pubDate>
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				<category><![CDATA[Mangiare e bere]]></category>
		<category><![CDATA[Viaggi]]></category>

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			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.roccopapaleo.com/wp-content/uploads/2011/07/ortigia1.jpg"></a>Ciao gente, di solito quando si parla di viaggi, la maggior parte di noi mentalmente viene portato a pensare al tempo libero, alle vacanze in genere, al periodo estivo, ovvero quando puoi uscire e non beccare pioggia, vento, giornate poco soleggiate. Nell’area mediterranea, la Sicilia in particolare è una di quelle regioni italiane in cui l’estate inizia ad Aprile e finisce se va male a Novembre. Nel mio girovagare, mi sono soffermato a Siracusa e la sua provincia, loro contengono una concentrazione incredibile di beni culturali. Nei templi, nei teatri, si respira la grecità, nelle basiliche si coglie il grande empito della religione, il medioevo si chiude in torri e castelli, mentre la città di Siracusa e&#8217; scena del trionfo del barocco gioia dell’amante della cultura. Per gli amanti del gusto, ci sono i sapori dei frutti della terra e del mare che nella gastronomia del territorio vengono elaborati in maniera unica ed irripetibile, tanto da rendere segnatamente straordinario l&#8217;incontro con ognuno di essi. La cucina siracusana ha costruito sulle origini greche stratificazioni di gusti diversi, legate alla storia della città e alle culture che ha accolto, da quella levantina a quella araba, a quella francese e spagnola, senza però mai perdere la struttura portante dell&#8217;antica origine che aveva il suo punto di forza nella genuinità e qualità. Trionfa il pesce nella cucina siracusana, ed e&#8217; il pescato della notte che si offre con una gamma che e &#8216; quasi musicale elencazione: sono dentici, spigole, lambuche, sogliole, ricciole, polpi e calamari, sgombri, triglie e merluzzi, e cernie, totani, spada e tonni e ancora, ancora&#8230;secondo li mesi dell’anno e le condizioni del mare . Tra le molte località del siracusano, quella che mi ha più entusiasmato in assoluto è la &#8220;cucina dello scoglio&#8221; di Ortigia.<br />
Ortigia perpetua tradizioni antiche, offrendosi al gusto e all&#8217;intelligenza, invitando chi ne abbia voglia a scoprire oltre alle delizie del gusto, codici e parametri di riferimento storici, intriganti legami fra passato e presente. &#8220;Ortigia&#8221; Tempio del gusto. Adesso vengo meno a quello che è il mio dovere di “cronaca”, poiché vi chiedo umilmente che non si sappia in giro, che ci sono dei posti come Ortigia e la provincia di Siracusa, che non ci sia turismo di massa, ma si ricerchi solo turismo del tipo “fai da te” tanto bistrattato e poi così unico e vero, dove ti trovi a contatto con la gente del luogo, e nel quale condividi sapori e emozioni. Grazie alla Stiltour ( <a href="http://www.stiltour.it/">www.stiltour.it</a> )…<br />
Ancora una volta hanno saputo suggerirmi un paradiso in una splendida Italia da scoprire.</p>
<p>Ciao da Rocco Papaleo</p>
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		<title>Greco di Bianco, passito per passione</title>
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		<pubDate>Sun, 10 Jul 2011 08:23:02 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Mangiare e bere]]></category>

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		<description><![CDATA[Tempo fa sono stato ospite a Monasterace. Siamo in provincia di Reggio Calabria, a Punta Stilo, località che &#8230; <a href="http://www.roccopapaleo.com/index.php/greco-di-bianco-passito-per-passione/">Read this Story <span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Tempo fa sono stato ospite a Monasterace. Siamo in provincia di Reggio Calabria, a Punta Stilo, località che è stata porta d’ingresso per i Greci oltre tremila anni addietro. Appena arrivi, subito il museo, il tempio magno greco, già respiravo aria ellenica. Ospite da amici, che sanno quanto io ami il buon bere io che amo tanto bere cumpari Peppi e la moglie Carmelina, a completare la degustazione pomeridiana (tipo merenda) di Mostaccioli e pasterelle, mi offre un vino eccezionale. Il Greco di Bianco.</p>
<p>Passito per passione, tra i vini dolci il <strong>Greco di Bianco Doc</strong> non è secondo a nessuno. Mi informano che il greco, lo si produce in modestissima quantità un ristrettissimo numero di aziende elette nel territorio dei <strong>comuni di Bianco e Casignana</strong>, un fazzoletto di terra, in provincia di Reggio Calabria, all&#8217;incirca là dove batte la punta dello stivale.<br />
Per fare questo vino si usano le <strong>uve di greco bianco</strong>, un vitigno autoctono che fu uno dei primi ad essere portato in Italia dai coloni Greci che proprio su queste coste stabilirono i loro primi approdi, intorno al <strong>VII sec. a.C</strong>.</p>
<p>Anche questa chicca è degna di essere comprovata… <a href="http://www.grecodibianco.it/">www.grecodibianco.it</a> ….e salute cumpà!!!!</p>
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		<title>Patria Palace Hotel</title>
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		<pubDate>Sun, 10 Jul 2011 07:44:21 +0000</pubDate>
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				<category><![CDATA[Ospitalità]]></category>

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		<description><![CDATA[A Lecce, in pieno centro storico e di fronte la monumentale Basilica di Santa Croce, Il Patria Palace &#8230; <a href="http://www.roccopapaleo.com/index.php/patria-palace-hotel/">Read this Story <span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.roccopapaleo.com/wp-content/uploads/2011/07/palace1.jpg"></a>A Lecce, in pieno centro storico e di fronte la monumentale Basilica di Santa Croce, Il <strong>Patria Palace Hotel ridà vita ad una antica dimora</strong> patrizia del XVIII secolo, il Palazzo D&#8217;Anna-Petrarolo<strong>,</strong> è la scelta ideale per <strong>un soggiorno Relax a Lecce</strong>, città d&#8217;arte e di cultura. Sontuosamente restaurato da artisti e maestri artigiani, il palazzo è stato arricchito di affreschi ed elementi decorativi in stile Art-decò.</p>
<p><strong>Patria Palace Hotel in Lecce</strong> è sinonimo di tradizione ricettiva, ospitalità e stile. Patria Palace Hotel &#8220;un vero 5 stelle&#8221; che offre all&#8217;ospite la possibilità di scoprire l&#8217;arte dell&#8217;accoglienza del Salento. Buon soggiorno!!</p>
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