I Re del Mare

I megaliti di Nardidipace ed i Re del MareAmo le leggende, poi quelle che ottengono conferme mi entusiasmano alla follia!!
Che Rocco Papaleo abbia palesi cenni di pazzia non è neanche questa una leggenda!!
I fatti !!
Mi chiamano dalla Stiltour, i miei programmatori di uscite fuori porta e vacanze.e mi informano che un team di speleologi sta conducendo un’indagine scientifica, che potrebbe portare a scoperte molto interessanti. Mi invitano a recarmi in Calabria, in provincia di Reggio, a Placanica si stanno esplorando ambienti sotterranei, nei giorni scorsi si ritiene di aver rinvenuto l’ingresso della Grotta dei Re, in località Monte Gallo. Un geroglifico indicherebbe la presenza di una necropoli di Pelasgi, popoli primitivi dell’area mediterranea.
A detta degli esperti e della leggenda, la grotta potrebbe nascondere i feretri di 110 sovrani di stirpe pelasgica, tratti in salvo nel 6.700 a.C. da un diluvio, e trasportati dall’Egitto e dalla Siria fino alle Serre calabresi.

Cazzarola, preparatemi un piano di viaggio, parto immediatamente!!!

Per la storia… La curiosità degli speleologi trae ispirazione dalle scoperte di Mario Tolone, avvocato che tra gli anni Settanta e Novanta ha rinvenuto nella zona di Girifalco un centinaio di statuette e tavolette in pietra o terracotta cosparse di iscrizioni in una lingua iberica simile al basco, utilizzata dai popoli primitivi del Mediterraneo. Alcune di queste tavolette, tradotte dal professor Domenico Raso di Reggio Calabria, descrivono il rito di sepoltura dei Re del Mare. E una delle scritte narra appunto delle 110 bare dei sovrani che sarebbero approdate presso l’odierna Squillace, per poi raggiungere la zona di Placanica ed essere custoditi temporaneamente nella grotta di Monte Gallo. Qui sarebbero rimaste per oltre sei anni, per poi essere conservate in strutture megalitiche (formate cioè da grossi massi, ndr) nell’area di Nardodipace. www.kaulon.it/nardodipace.htm   
Il team, dopo l’esplorazione di altri luoghi di interesse speleologico come la Grotta delle Fate e il Covolo dell’Anfranco, ha ispezionato la Grotta dei Re. All’ingresso, inciso nella roccia a circa tre metri di altezza, è stato individuato un glifo che corrisponderebbe alla scritta iberica “sepolture” (CU-TO-L). Gli “Indiana Jones” hanno incontrato numerosi ostacoli sulla loro strada (strati di terra, massi crollati) e sono stati costretti a rinviare a una successiva missione la ricerca di eventuali reperti. “Futuri scavi saranno rivolti alla ricerca di scorie litiche, utensili e ossa”, fanno sapere gli esperti del gruppo.
L’origine della storia di Placanica viene di norma fatta risalire al medioevo. Ma alcune scoperte recenti suggerirebbero datazioni più lontane nel tempo. Alcune ricognizioni di superficie, guidate dal Prof. Francesco Cuteri, ad esempio, hanno permesso di individuare nella zona alcune cave per l’estrazione di metalli, che probabilmente risalgono al periodo magno-greco della città di Kaulon (VIII sec. a.C.). In contrada Titi, inoltre, qualche anno fa sono stati rinvenuti dei resti di scheletri umani probabilmente appartenenti a una necropoli della prima età neolitica.

Strano che con i Re del mare, il mare non c’entra nulla!!! Arrivo a Placanica, località conosciuta in ambito religioso anche per Fratel Cosimo e la Madonna dello Scoglio www.kaulon.it/fratel_cosimo.htm . La zona delle ispezioni speleologhe è località Titi. Attraversando la SS 106 Jonica per le grotte a Monte Gallo, gli speleologi e la guida mi spiegano ma non mi fanno accedere. Tutto bello, entusiasmante. L’eccitazione è grande, mi soffermo a tratti per la veduta nei dirupi e poi alzo gli occhi per esplorare le vallate della fiumara Allaro… ho la pelle d’oca!

Mi informano che la missione degli speleologi ha fatto il giro dei social network, suscitando la curiosità di numerosi loro colleghi. Il prossimo passo sarà scoprire se nella Grotta dei Re sono stati davvero inumati i 110 re Pelasgi!!!

E’ pomeriggio, sono stato nel frattempo a pranzo in una trattoria del posto, la signora Maria ha un viso tondo, le guance rosse e una innata propensione all’ospitalità, come tutti i calabresi. Mi hanno servito e saziato a volontà con polpette, peperoncini, carne di capra e agnello e vino Bivongi Doc, una prelibatezza. Niente pennichella, mi affetto a ripartire, per completare la storia devo risalire per la provinciale che porta Nardodipace Vecchio e poi a Ciano per vedere le pietre megalitiche.

Luigi, la guida mi inoltra in splendide vallate e poi sul valico attraversando una stradina che si inerpica sui monti che fanno da spalla alla fiumara Allaro, bellissima, a tratti nascosta dalla vegetazione, con laghetti e una propensione alla risalita turistica.

A Ciano ci arriviamo un 40 minuti, alle pietre ci introduce una stradina e dopo 50 metri eccoli in tutta la loro grandezza e misticità. Uno spettacolo unico, una decina di metri in altezza e tanti massi squadrati , sagomati e incastonati per un tempio… una piramide? O chissà quale altro scopo!!?

E’ strabiliante, capisco i Re del mare perché possano aver scelto questa zona in montagna, a Placanica, Titi, Nardodipace per essere tumulati.
E’ un incanto, è natura vera, storia del mondo antico e moderno,  da 7.000 anni l’uomo sceglie la Calabria per vivere anche nel tempo, per il riposo ed il ricordo eterno!
In queste ultime parole la forza di rigenerazione dei secoli e nei tempi della Calabria!!

Sono soddisfatto, in una giornata, 7000 anni di storia, con i Re, I Bronzi Magno-Greci, i Bizantini, Il regno delle Due Sicilie e la prima industria in Italia, in questa area il primo paese in Italia ad avere l’energia elettrica… Torno, mi allontano da Ciano attraverso la SS 110 per Stilo dove mi aspetta l’Hotel Città del Sole… Ma questa è un’atra Storia…

Un abbraccio, saluti da Rocco Papaleo!

Se avete bisogno di sentirvi liberi, di conoscere la storia e viaggiare con canoni diversi dalle solite agenzie viaggi, vi invito a consultare la Stiltour www.stiltour.it .

A presto, ciao da Rocco

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